Si guarisce dalla dislessia? I dislessici nel mondo del Lavoro

Come funziona il mondo del lavoro per un dislessico?

Il mondo del lavoro non conosce la dislessia, e in mancanza di informazioni adeguate e di una opportuna legislazione a tutela di questo deficit, esso è carente di strumenti adeguati che spianino il terreno dove il dislessico si muove con fatica. Né, tantomeno, si preoccupa di sfruttare le qualità dei neurodivergenti nei campi dove queste sono più performanti.

Si guarisce dalla dislessia? Se presa in tempo la dislessia può essere curata e corretta di molto. Nei rari casi in cui la dislessia non è riconosciuta e non è curata è classificata come disabilità, la legge mira a prevenire la discriminazione e i datori di lavoro sono tenuti ad apportare opportuni adeguamenti sui luoghi di lavoro. In mancanza di una legislazione specifica, tuttavia, è consigliabile comunicare fin da subito al proprio datore di lavoro che si ha la dislessia, anche in fase di assunzione. Ciò permette di mettere in atto ragionevoli aggiustamenti fin dall’inizio del rapporto di lavoro, nel caso di adottare un’adeguata tecnologia assistiva, o di impiegare la persona in mansioni più “creative”.

Cosa aiuta un dislessico sul lavoro?

Sul posto di lavoro, ad oggi, i dipendenti con dislessia superano gli ostacoli usando una combinazione di strumenti e tecniche. I caratteri di scrittura sono uno strumento efficace per la lettura e la comprensione: esiste un font specialistico che può essere scaricato ed eseguito sul proprio pc: con questo carattere, le lettere e i numeri appaiono più spessi nella parte inferiore. È una dimensione che non si adatta a tutti, poiché ogni dislessico è diverso dagli altri, e caratteri semplici come arial o verdana potrebbero funzionare meglio.

Anche modificare il colore di sfondo dello schermo può aiutare, poiché alcune persone affette da dislessia sono influenzate dai colori: la maggior parte dei software di supporto all’alfabetizzazione ha un’opzione di mascheramento dello schermo che tinge le schermate attive con un colore preferito. Anche mappare metodicamente le attività secondo un programma specifico aiuta a mantenere la concentrazione e riduce lo stress.

Chi lavora in ufficio, nella maggior parte dei casi utilizza il computer, il che rende ideale l’uso dei software di alfabetizzazione e sintesi vocale. Sono validi strumenti di aiuto per leggere, scrivere, ricercare informazioni migliorando comprensione e accuratezza.

Fuori dall’ufficio è possibile accedere a queste applicazioni anche da tablet e smartphone. Infine, è inutile nascondere la propria difficoltà. Serve solo a creare un disagio che nel tempo si ripercuote sul lavoro e sulla propria vita alimentando stress e panico.

Parlarne con i colleghi e sapere di poter contare sul loro aiuto è fondamentale. Proprio come per tutti i programmi dedicati ai dipendenti, da gli esami del sangue obbligatori per dipendenti alle visite mediche in ufficio, ai corsi di formazione, anche per i dislessici  con gli strumenti e le tecniche giuste i professionisti possono padroneggiare qualsiasi compito.

Dislessici si nasce o si diventa?

Di dislessia non si guarisce e chi nasce con questa disfunzione accetta una sfida che dura tutta la vita. Sì perché dislessici si nasce , a meno che non intervenga una lesione cerebrale in età adulta, i primi disagi davanti alla parola scritta che questo disturbo comporta si manifestano nell’infanzia e solo una diagnosi tardiva può fare scoprire la dislessia in età adulta.

Cos’è la dislessia di preciso?

I danesi la chiamano “Cecità della parola”, definizione che ha iniziato a correre anche in Italia, perché si verifica quando il cervello ha problemi a “vedere” cioè ad elaborare parole e lettere nel modo corretto. Questo non significa che chi soffre di dislessia ha difficoltà a parlare o ad esprimersi, ma piuttosto, si tratta di difficoltà a riconoscere ed elaborare la parola scritta: in pratica per un bambino dislessico leggere è un salto a ostacoli.

La dislessia è un handicap?

La dislessia quindi non è un vero e proprio handicap ed è comunemente classificata come un disturbo dell’apprendimento che rallenta la corretta lettura. Non dipende da mancanza di volontà del bambino, né da cattivi insegnanti ma da una condizione neurologica, spesso genetica, che complica la decodifica delle parole. Leggere è un’operazione piuttosto complicata. Occorre relazionare il suono (fonema) al corrispondente simbolo scritto (grafema) e legare il significato alla parola finale, senza, per altro, confondere suoni simili. Tutte queste operazioni, ma anche altre, avvengono nell’emisfero sinistro del cervello che è proprio quello deputato all’elaborazione di parole e linguaggio. Quando una persona con dislessia legge, il suo emisfero sinistro non funziona allo stesso modo di chi non soffre di questa condizione. Questo non vuol dire che chi è dislessico è poco intelligente, da Leonardo da Vinci a Churchill e Einstein molte personalità della storia hanno avuto problemi con la pagina scritta.

Come viene percepita la dislessia a livello sociale?

La dislessia comunemente non è ritenuta una disabilità, ma una semplice difficoltà di apprendimento (DSA) e le persone che ne sono affette devono lavorare molto di più rispetto ai loro coetanei per sviluppare capacità di alfabetizzazione. Tuttavia la legislazione italiana (legge 170/2010) riconosce agli studenti affetti da dislessia il diritto ad ottenere strumenti compensativi e misure dispensative in relazione alla loro condizione per quanto riguarda il percorso scolastico, la formazione universitaria, gli esami di Stato, i test d’ingresso ecc. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, al contrario, i dislessici dovranno attendere che il disegno di legge che li riguarda e che è fermo in Parlamento, passi l’iter formativo per poter avere altrettanta attenzione. Allo stato attuale solo la Gran Bretagna, dove i dislessici sono 6,6 milioni, e la Danimarca hanno una legislazione specifica che tutela la dislessia come una disabilità, mentre gli Stati Uniti hanno posto in essere misure contro la discriminazione degli affetti da DSA sul posto di lavoro.